Non temete gli uomini

XII Domenica del T.O.

Non temete gli uomini

Il Signore oggi ci aspetta presentandoci una figura di grande livello per introdurci alla Sua parola: Geremia. Il profeta non si fa illusioni : sento le insinuazioni di molti: terrore all’intorno! Denunciatelo e lo denunceremo. Tutti i miei amici spiavano la mia caduta. Ci prenderemo la nostra vendetta”. Ma Geremia non molla dinanzi ai suoi nemici : “La loro vergogna sarà eterna e incancellabile.”

Il mondo ha bisogno di uomini così anche se è il primo a condannarli. L’uomo è fatto per la verità e vuole la verità ma chi regna è la paura, per questo la verità finirà in Croce.

Nella Nuova Alleanza le cose cominciano bene. Gesù passa facendo del bene a tutti. I segni del Regno che annuncia sono incoraggianti: guarisce i lebbrosi, fa camminare gli storpi fa vedere i ciechi e rende la parola ai muti. Meglio ancora fa risuscitare i morti. Ormai sarà la fine delle prove?
Invece Gesù fa presentire nel Vangelo di oggi che siamo soltanto all’inizio di nuove prove. I suoi discepoli saranno dei nuovi Geremia, saranno circondati da nemici di cui hanno paura e a loro Gesù dice “Non abbiate paura degli uomini”. Degli uomini che pensano al modo di metterli a morte e questo a causa di Gesù perché questo è il cuore della prova , affrontare la scelta : confessare Gesù o rinnegare Gesù.

Questo affronto è inevitabile al di la di tutto ciò che noi possiamo immaginare. Malgrado tutte le nostre riuscite provvisorie e rassicuranti per un certo tempo ci troveremo davanti ad un giorno in cui dobbiamo attraversare la prova decisiva come hanno fatto i grandi testimoni di Cristo. Testimoniarlo, e la parola testimone è : martire. “Non sapete che se il mondo vi odia prima di voi ha odiato me? Il discepolo non è più grande del maestro.”
Cercheremo di rinviare il nostro scontro col mondo. Troveremo mille espedienti. Non conviene mantenere buone relazioni col mondo per potere un giorno negoziare con esso a nostro vantaggio quando se ne presenta la necessità? Non è più saggio che scontrarsi inutilmente, non arroccarsi in comportamenti eccessivamente evangelici che non sarebbero capiti? Perchè non comportarsi in maniera legittima, certamente, con la cultura del mondo che d’altra parte è impregnata di Vangelo, come è ancora il caso di oggi?
E’ rassicurante trovare nel mondo echi del messaggio evangelico: i diritti dell’uomo e dei popoli, per esempio, la soppressione della pena di morte, i crimini contro l’umanità, la vera e “propria” guerra, la presunzione d’innocenza, la democrazia stessa. Se giudichiamo correttamente sono tutte conquiste recenti del Vangelo nel mondo. Possiamo rallegrarci. E in un simile mondo di una apparenza più o meno innocente e corretta, presso a poco cristiana noi perdoniamo volontariamente tutto il resto che è in pieno disaccordo con la Parola di Gesù. D’altra parte, più il mondo prende un’apparenza cristiana più grande diventa il rischio che si offuschi ai nostri occhi il limite preciso in cui, malgrado tutta la nostra buona volontà, tutta la nostra diplomazia, il nostro sincero dialogo con lui, il mondo e il vangelo siano sempre più irriconciliabili e questo irrimediabilmente.
Vogliamo citare qualcosa di quello che vediamo. Siamo sconvolti dal numero dei decessi per coronavirus 237.469 ma ci siamo dimenticati che dal 1 gennaio al 1 Maggio gli aborti sono stati 14.184.388, che la Cina, per la legge degli unigeniti ha fatto fuori con l’aborto 45 milioni di bambini e i morti di fame 3.731.251. Non parliamo poi cosa avviene sulla famiglia, i divorzi sono più dei matrimoni, le libere convivenze senza contare i matrimoni omosessuali che si chiamano addirittura “diritti civili” di cui si gloria un presidente del consiglio che deriva dagli scouts cattolici e che dice di aver giurato non sul Vangelo, come il Presidente degli USA, ma sulla Costituzione che ovviamente voleva cambiare.

Grazie a Dio anche in questo secolo non sono mancate le persecuzioni col loro corteggio di martiri che periodicamente ci ricordano che lo scontro col mondo è arrivato all’estremo. Non sarà il nostro caso. Ma in mancanza di un martirio cruento, a cui la Chiesa non vuole che ci esponiamo temerariamente, resta da scoprire per ciascuno di noi quello scontro segreto in cui si verifica la parola del Signore con noi stessi.
Un martire può soltanto attraversare la prova facendo fiducia in Colui che conta tutti capelli del nostro capo e che neppure uno cade a terra senza che il Padre nostro lo sappia.

 

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