Siamo liberi perché figli di Dio

I Domenca di Quaresima

Siamo liberi perché figli di Dio

Le tentazioni di Gesù: vecchie come il mondo. “ condotto dallo Spirito nel deserto dove per quaranta giorni fu tentato dal diavolo”. Ciò che il vangelo ci dice di Gesù esprime esattamente la situazione del cristiano in rapporto alla quaresima: quaranta giorni di impegno spirituale per “progredire nella conoscenza di Gesù Cristo e aprirci alla luce attraverso una vita più fedele”. Ogni anno la liturgia ci attende per condurci con Gesù nel deserto per ricominciare questa lotta sempre più dura che è la battaglia di tutti gli uomini contro le forze della morte che ci minacciano.

Sia in Matteo che in Luca il brano delle tentazioni sono precedute dal battesimo e questi due testi non possono essere separati: danno la ragione della vittoria di Cristo: la sua libertà di Figlio.
Gesù è libero perché è Figlio , e lo sa :”Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato”. Essere Figlio è non aver niente da provare, niente da conquistare, perché tutto è già stato donato, offerto. Non può avere ansia , né bisogno di riconoscenza, questa avidità per quello che uno non ha che può renderci prigionieri delle cose e degli altri. Udire questa Parola del Padre al Figlio è come una Parola che dice libertà e credere che non è soltanto per Gesù ma per noi, che è venuto per parteciparci la sua libertà, per aprirci il passaggio, per rompere le acque e aprirci la strada della sua sequela.E’ detta anche per noi “Tu sei mio Figlio…”
Nell’episodio delle tentazioni vediamo la libertà all’opera. Gesù non ha niente da provare.E’Figlio e il demonio gli chiede di provarlo. Parte da un dubbio: “Se sei veramente figlio di Dio .……” La libertà di Gesù è di credere alla Parola del Padre. La nostra prigione è di ascoltare altre voci. La nostra libertà è di credere che al seguito di Gesù, coeredi con Lui, Figlio maggiore, Dio ci ha donato tutto perché siamo suoi figli. Ecco la risposta di Gesù: “E’ scritto non di solo pane vivrà l’uomo….” Gesù non dice “Io ti dico” ma “E’ scritto..” Presenta una parola che non è la sua, presenta una oggettività che è da Dio ma nello stesso tempo è la sua Parola perché Lui è la Parola del Padre.

La seconda tentazione alla libertà. “Io ti darò tutto questo se prostrato mi adorerai”. Siamo alla stessa strategia di Genesi 3 dove il serpente fa desiderare un frutto mostrando quanto è buono. La seduzione per far desiderare la potenza: la potenza a prezzo della caduta e dl rifiuto di Dio. La strategia del Padre che Gesù dirà: “Tutto ciò che è mio è tuo e tutto ciò che è tuo è mio”. Proprio alla conclusione della parabola del figliol prodigo. “Ciò che è mio è tuo”. La strategia del Padre non è di donare ma di aver donato tutto fin dall’eternità. La risposta di Gesù: “Ti prostrerai soltanto davanti al Signore Dio e solo Lui adorerai”. Il cristianesimo non è rifiuto ma uso della potenza come forza nuova per trasformare questo mondo, potenza di guarigione e di resurrezione. La sorgente di questa potenza è l’adorazione del Padre che libera da ogni idolatria e libera le nostre forze per servire davvero questo mondo.

La terza tentazione.”Lo portò sulla sommità del tempio e gli disse: gettati, perché sta scritto: manderà i suoi angeli e non ti farai alcun male”. La tentazione del diavolo è imporre con l’evidenza non convertire attraverso il lento cammino della fede. “Fai questo e crederà in te”. E’ nel rifiuto di questa tentazione il rispetto di noi stessi: la fede non si impone. E’ il lento lavoro del risveglio del cuore. Gesù farà questo rifiuto quando si rifiuta di avere legioni di angeli per liberarlo dall’arresto. Rifiuto che farà di lui la Pietra d’angolo, pietra di fondazione del vero tempio di Dio. E’ un invito per noi a vivere lo stesso rispetto, essere liberi piuttosto che prigionieri dagli onori.
Fiducia , attesa , pazienza. Essere liberi, non prigionieri dalla ricerca degli onori, della “riuscita ad ogni prezzo”. Sentire la Parola di Gesù: “Non mettere alla prova il Signore tuo Dio”. Aver fiducia piena nella Parola che non è soltanto la Sua ma del Padre.

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