Un Santo “Grande”

Un Santo “Grande”

Siamo abituati ad una santità “piccola”, che non vuol dire piccola santità ma configurata identificando il Vangelo con la Piccolezza dando rilievo alle piccole cose. D’altra parte Papa Francesco ha parlato della santità della “porta accanto” e non può essere una santità ingombrante ma almeno tollerabile dai vicini.

Questa volta invece ci troviamo dinanzi ad un grande uomo che verrà dichiarato presto “Beato” e , speriamo tra poco, “Santo”. Il Papa, che ha riconosciuto il miracolo ottenuto per sua intercessione, dichiarerà a nome della Chiesa che la sua vita è stata Vangelo e che può essere proposto ad esempio dei fedeli: si tratta del Cardinale Stefano Wyszynski, arcivescovo di Varsavia e Primate di Polonia.
E’ vissuto in tempi difficilissimi sotto i due regimi, nazista e comunista, ed ha guidato la chiesa di Polonia da vero Primate. Il cardinale Silvestrini, che se ne intendeva, mi disse che i più grandi uomini politici del secolo scorso sono stati De Gaulle e Il card. Wyszynski. E dinanzi al mio stupore per il secondo. aggiunse che si era opposto per tanti anni al comunismo, senza mai destabilizzarlo perché sapeva che, se lo avesse fatto, la Russia avrebbe invaso la Polonia. E per reggere per decenni sempre sul filo del rasoio oltre ad un buon sistema nervoso ci vuole anche una gran fede in Dio.
Ritengo una grazia averlo incontrato personalmente e di essere stato con Lui un intero pomeriggio. Era un Primo dicembre, anniversario della dedicazione della Cappella Maggiore del Seminario Romano e fu invitato a presiedere i secondi vespri. In abiti pontificali “sembrava davvero quello che rappresentava”. Dopo i Vespri la cena, che feci davanti a Lui allo stesso tavolo e a seguire, in auditorium, l’incontro con la Comunità. Ci parlò della situazione della sua Polonia ancora sotto il Comunismo, della sua esperienza di tre anni di prigionia e della fede dei polacchi. Un seminarista stupito, come tutti e quasi atterriti, gli chiese come avesse fatto a resistere soprattutto alla prigione, per tre anni un isolamento assoluto da tutto e da tutti. Rispose:”Nella mia vita non ho mai avuto paura, mai. Perché? “Quia est Deus. Sed non Deus tantum sed Deus Israel” (disse queste parole in latino). Dio che vince sempre, Che ha sempre la vittoria sui suoi nemici”. Risento queste parole come un annuncio evangelico confermato dalla coerenza e dalla verità di una vita. Continuò dicendo che dalla prigione scriveva continuamente e direttamente al Presidente della Repubblica chiedendo spiegazione della sua detenzione e soprattutto chiedendo libri sacri e di teologia e che, questi ultimi gli venivano forniti puntualmente. Quella sera vedemmo un martire in carne ed ossa e soprattutto vedemmo la virtù in grado eroico: la fortezza. Di questa virtù siamo abituati a vederne la dimensione passiva, cioè la sopportazione della sofferenza e della prova, in Lui invece vedemmo quella attiva: la resistenza coraggiosa al male e all’ingiustizia. E nella sua persona, davvero statuaria anche nel fisico, splendeva la gloria che emana dagli uomini di Dio. Continuò dicendoci che in prigione prese coscienza di incarnare la fede della sua gente e che era la loro fede e la loro devozione alla Madonna che lo sostenevano.
Diversi anni dopo, trovandomi per la festa della Madonna della Fiducia, a cena , seduto accanto a Giovanni Paolo II, gli dissi di aver letto il diario della prigione del Card. Wyszynski, rimase stupito di non averlo avuto e mi chiese se conoscevo il polacco, ma gli dissi che era uscito in Francese per le edizioni Du Cerf e proponendogli di andare a prenderglielo nel mio studio aggiunse “Domani mattina sarà anche sul mio tavolo”; poi dopo un po’ di silenzio aggiunse “ Il Primate era un mistico, un grande mistico”. E proprio nel diario mi impressionarono queste affermazioni: ”Il peccato più grande per un apostolo è la paura. La paura di un apostolo è la prima alleata dei suoi nemici”. E nemici ne ebbe tanti. Mi vengono in mente le parole di Churchill “L’uomo che non ha nemici è un uomo che non ha fatto niente”. Ed ebbe difficoltà anche da parte della chiesa perché non da tutti fu immediatamente compresa la sua politica pastorale nei confronti del comunismo: opposizione ma non destabilizzazione.
E’ bello aver conosciuto dei Santi non soltanto della porta accanto, e ne ho conosciuti tanti, ma anche quelli appartenente ad una categoria a cui sembra che la santità sia contraria al mestiere che svolgono: quello di essere responsabili di uomini a cui sembra più necessaria la furbizia, l’astuzia e, magari l’imbroglio che la santità che è verità. Eppure penso che servano soprattutto esempi del genere. Ce ne sono in cammino: De Gasperi, La Pira, Lazzati, I Cardinali Elia Dalla Costa e Anastasio Ballestrero, Giuseppe Dossetti e don Luigi Sturzo; tutta gente la cui vita può essere dichiarata conforme al Vangelo, diventata Vangelo.

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