Un curato di campagna

Attualità

Se, sulla falsa riga di Bernanos, dovessi scrivere “il diario di un curato di campagna” come soggetto avrei scelto don Gigi Melis, carissimo prete di Cagliari che, per la festa dell’Addolorata, ci ha lasciato per entrare nel presbiterio cagliaritano del Cielo.

Don Gigi era un caro amico del vescovo a cui non sapeva mai dire di no o presentare difficoltà dinanzi a qualsiasi proposta che gli veniva fatta per servire le anime. Nella sua lunga vita le proposte furono tutte periferiche, infatti mai nel suo ministero si è avvicinato ad una parrocchia della città o di un grande paese, sempre parrocchie piccolissime o addirittura per sostituire temporaneamente il parroco.

 Don Gigi era un prete completamente morto a sé stesso e, per essere a servizio degli altri, è una condizione indispensabile. Completamente disinteressato, perché l’unico suo interesse erano le anime della sua parrocchia.

Vedo nell’annuario della diocesi che di parrocchie ne ha servite dieci e, ovviamente tutte periferiche, piccole e povere. Era davvero il prete “della periferia” senza darsi arie e tanto meno farlo notare perché, probabilmente, non se ne era neppure accorto, tanto gli era naturale essere così.

In parrocchia era a servizio di tutti e di tutto. Raccontava episodi divertenti su cui, per primo lui stesso, rideva.  Mentre, sostituendo le “pompe funebri”, trasportava una salma col suo camioncino, per una strada in salita, non avendo ben chiuso lo sportello posteriore, perse il morto, che poi non voleva rientrare nel carro perché superava le forze del conducente.

Episodi del genere ne raccontava molti tenendo allegra la compagnia dei confratelli. Era anche capace di trasformare in miracoli le grazie che avrebbe fatto Santa Barbara, di cui era devotissimo. Credo che la Santa sia stata la prima a ridere compiaciuta dell’eccessiva devozione del suo devoto, che tra l’altro era anche suo parroco avendo nella sua parrocchia di Villasalto una chiesa tutta dedicata alla Santa.

Potremmo raccontare tanti episodi che illustrano ed edificano della vita di questo umile prete. Quello che colpiva era la sua fede semplice, proprio di un bambino, che edificava e ti faceva venire la voglia di confessarti da lui. Si direbbe che fosse un prete all’antica, tutto prete e soltanto prete, proprio Sacerdote per sempre.

In diocesi tutti i preti conoscono bene don Gigi e, sono certo, alla notizia della Sua Pasqua, hanno espresso lo stesso giudizio che ha ricevuto appena arrivato lassù: “Vieni servo buono e fedele, entra nel gaudio del tuo Signore”.

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